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mercoledì 2 febbraio 2011

Ciaspolata al Gran Paradiso con Legambiente

La Legambiente di Aosta organizza una serie di ciaspolate all’interno del Parco Naz. Gran Paradiso per protestare contro un megaprogetto per la realizzazione di un impianto idroelettrico, un’opera che è più che buona se fatta con un po’ di giudizio.
L’opera prevede di realizzare due gallerie, una che parte da Cogne tramite un invaso per la captazione dell’acqua dal torrente Grand’Eyvia, l’altra invece dalla Valsavarenche. Le due condotte si uniranno in un'unica condotta per proseguire fino alla centrale idroelettrica di Chavonne.
L’opera sostituirà un impianto già esistente che parte da Vieyes in val di Cogne e porta l’acqua captata alla centrale di Chavonne.
Se l’opera verrà realizzata, porterà un impatto notevole nelle due valli della durata di 7 anni. Si parla nel progetto di allargare a due corsie la strada di Cogne; sicuramente il materiale estratto verrà sistemato in parte sopra alla fraz. Silvenoire  all’interno del Parco, il resto a Cogne ed Epinel per  un totale di circa 500.000 m3. Senza parlare poi dell’impatto arrecato all’ecosistema del Parco, che non è da poco; gli studi allegati al progetto sono molto, molto superficiali.
Per chi vuole saperne di più del progetto, allego il link
Verranno fornite le ciaspole e le racchette a chi è sprovvisto.
E’ una bella occasione per visitare il parco sulla neve.
QUI potete trovare il programma delle ciaspolate

lunedì 26 gennaio 2009

Resoconto Convegno: "Nocivo sarai tu!", 17/01/09 a Vercelli

Sabato 17 gennaio si è svolto a Vercelli il convegno “Nocivo sarai tu!”, che aveva già visto una prima edizione nel 2001, sempre organizzata dalle associazioni di protezione animale e ambientale. Tale convegno è incentrato sull'approvazione di una delibera che per le associazioni ambientaliste è inappropriata: vediamone alcuni aspetti.

Apre gli interventi Rossana Vallino, che farà anche da moderatrice durante il pomeriggio, introducendo i vari interlocutori.
Il microfono viene poi passato a Gian Piero Godio, di Legambiente, che analizza la struttura e l’organizzazione del territorio vercellese. Ci indica un rapporto fra estensione della provincia di Vercelli e suoi abitanti, dal quale risultano esser presenti 12 mila metri quadri a testa. Per questo, gli animali selvatici hanno un impatto sulla singola persona non accentuato. Di questi 12 mila, in 2500 non si caccia, nei restanti 8500 la caccia è permessa. Inoltre, la provincia di Vercelli è molto sfruttata, soprattutto da un punto di vista agricolo, fintatto da avere residui fitosanitari nelle acque (campionamenti ISPRA) anche al di sopra dei limiti consentiti dalle leggi vigenti. Dal punto di vista della migrazione degli uccelli, la zona è un’importante crocevia per gli uccelli migratori, che spesso sostano nelle zone umide e risaie appena allagate.
Venendo al Piano faunistico venatorio (2009-2014), Godio ci ricorda come esso debba essere studiato e sottoposto a VAS, procedura che non è stata avviata, nonostante sia comunque stato approvato dal Consiglio provinciale di Vercelli il 30/06/08. Aggiunge anche che il testo di alcune schede delle specie sono contradditorie, e pertanto necessitano di esser modificate, facendo un’analisi incentrata sulla singola specie. Un esempio può essere quello della volpe, che è tipica di questi luoghi e quindi è normale che la popolazione sia folta, non necessariamente quindi la sua consistenza dev' essere vista come un sovrannumero.
Come faranno notare anche i relatori successivi, prima l’abbattimento affidato ai cacciatori era un’eccezione, mentre con tale protocollo, pare diventi una regola.
Va infatti ricordato che la legge italiana prevede il controllo numerico delle specie prima di tutto con l’utilizzo di metodi ecologici, in contraddizione con quanto previsto dalla delibera in oggetto.
Per quanto riguarda i danni economici che la regione ha dovuto rifondere, solo il 3% dei fondi a disposizione hanno toccato il vercellese, segno che non è una provincia dove gli animali provocano grossi danni. Simile discorso viene fatto per il numero degli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica, dove la nostra provincia è fanalino di coda nella lista delle provincie piemontesi.
Godio ci lascia con un interrogativo molto significativo: “Ma allora, perché?”

Successivamente prende la parola Roberto Piana, della Lega per l’Abolizione della Caccia, che ci ricorda come di frequente, chi fa gli studi, deve seguire quello che è l’orientamento economico-politico, poiché se non è allineato, rischia di non carriera. Ad esempio, cita come nel 1931 gli animali definiti nocivi potessero esser abbattuti in qualunque modo e luogo. Successivamente il termine nocivo viene rivisto, e poi ancora, nel 1992 abbiamo la legge 157, tutto’ora vigente, che implica prima di tutto l’utilizzo di metodi ecologici per diminuire il numero delle specie che interferiscono con le attività umane. In poche parole la legge c’è, ma spesso non viene applicata e non ci sono controlli sufficienti che inducano a farlo. Tornando a quanto dicono gli studiosi nel settore, Piana porta l’esempio dello scoiattolo rosso: i ricercatori di allora sentenziarono che era una specie nociva, pertanto si poteva abbattere senza vincoli. Oggi la situazione è ribaltata, e la specie è da proteggere.
Ci parla poi del cinghiale, che è stato diffuso anche in località dove non era presente, sempre con il benestare delle autorità e studi annessi.
Analizzando poi la situazione riguardante la nutria, ci spiega come in altri paesi si è alla fine estinta naturalmente. Tra queste nazioni c'è anche l'Irlanda, mentre in Gran Bretagna si è preferito scegliere le “maniere forti”, eradicando sì la specie, ma con uno spreco oltre tutto di risorse.
Il 3 aprile 2006 si è svolto il convegno “Fauna selvatica e attività antropiche: una convivenza possibile”, dal quale è emerso che è indispensabile formare del personale che possa affrontare queste nuove situazioni che si vanno a creare.

Il succesivo relatore è stato Marco Dinetti, della LIPU. Inizia facendo un excursus sull'area urbana, un'ecosistema mosaicizzato ed eterogeneo, con la presenza di specie esotiche ed ovviamente, edifici e persone. Ci spiega che non tutte le specie sono in grado di adattarsi alla vita urbana, mentre altre si spostano attivamente verso le città, si inurbano. Alcuni vantaggi che ne risultano sono lo sfuggire ai predatori, oppure d'inverno, il resistere alle basse temperature.
Tra le specie che si sono adattate alla “vita urbana”, le più conosciute sono il gabbiano reale, il merlo, la gazza, la cornacchia, la tortora dal collare.
Può anche succedere che sia l'area antropizzata che si espande, e quindi gli ambienti vengono inglobati nelle periferie, con situazioni relittuali, finchè sarà possibile.Tra questi animali, ci sono il saltimpalo, il beccamoschino, l'occhiocotto, il picchio muratore.
Dinetti si sofferma poi sulle specie ornitiche problematiche (urban bird pest), dicendoci che sono quegli uccelli che negli ultimi anni sono aumentati di densità, poiché si sono adattati alla città. In particolare si tratta del colombo di città, dello storno, del gabbiano reale.
Tali specie sono così definite poiché interferiscono in qualche modo con l'attività antropica, ad esempio con il trasporto aereo, con l'igiene pubblica, causando danni all'agricoltura o ai monumenti.
Si evince pertanto che occorre una strategia di gestione integrata, dove interagiscono e collaborano più attori: le pubbliche amministrazioni, i cittadini, gli ambientalisti,i tecnici, ecc..
Solo in tal modo si potrebbe trarre un miglioramento del rapporto uomo – animale.
Quali posson essere le cause che portano alla sovrappopolazione?L'unico modo per saperlo è studiandole caratteristiche della singola specie, analizzando la dinamica della popolazione e la capacità portante dell'ambiente.
Tra i sistemi utilizzati nelle città, per disperdere ad esempio i colombi, vi sono i dissuasori meccanici di appoggio, oppure i dissuasori eletttrostatici
Lo studio delle specie e delle interazioni con l'uomo dev'essere però costante e approfondito perchè si possano raggiungere risultati concreti, al contrario di quello che solitamente si tende a fare quando si affrontano problematiche dl genere, alla ricerca di sistemi speditivi e spesso solo nell'immediato, efficaci.

Il successivo intervento è stato curato da Giuseppe Ranghino, responsabile della sezione LIPU Biella-Vercelli: di poche parole, ha lasciato che le foto parlassero per lui, proiettando delle splendide immagini di volpi scattate in Valnontey, seguendo la crescita di due cuccioli fino allo stato adulto. La delibera approvata dalla provincia prevede di contenere la popolazione mandando i cani direttamente alle tane. Atro che foto di cuccioli di volpe...

Il successivo intervento è di Enrico Moriconi, veterinario e presidente AVDA, un'associazione che ha come scopo far crescere la conoscenza e sensibilizzando i veterinari nel loro rapporto con gli animali, cercando il giusto approccio nelle diverse occasioni che si presenteranno nella loro professione. Ci spiega che un amministratore tende ad attuare soluzioni che abbiano esito immediato, “a vista” per i cittadini.
Analizza poi una delle specie più discusse, il colombo, che anche se si pensa possa essere una specie cittadina, in realtà è considerata selvatica, e per questo spetta alla provincia occuparsene.
A livello sanitario, si riscontrano problemi legati alle zoonosi, cioè alle malattie che dagli animali possono esser trasmessi alle persone. Considerando però le milioni di malattie che l'uomo può prendere, le zoonosi sono solo una decina, e quindi non si capisce perchè incaponirsi tanto.
Probabilmente questo accade perchè sotto c'è l'idea che la soluzione sia eradicare gli animali che le portano nel nostro ambiente, così da eradicare anche le zoonosi.
Prendendo come esempio la malattia più conosciuta e chiamata in causa, la salmonella, bisogna prima di tutto sapere le caratteristiche della malattia stessa, che è ovunque diffusa. Noi possiamo prenderla tramite il cibo o da altre persone, e quindi l'incidenza dei colombi sui vari casi sarà certamente bassissima se non nulla. Eppure, nonostante ciò, il colombo è stato demonizzato.

Successivamente ha preso la parola Piero Belletti, di Pro Natura Piemonte.
Ci parla del cinghiale, un'altra specie problematica la cui presenza fa sempre discutere. Esso spesso è un ibrido tra il cinghiale nostrano e una sottospecie dell'est; uno dei pochi predatori in grado di nutrirsene è il lupo. Molte volte viene ricordato per i danni che causa, senza pensare che però la sua presenza è favorevole al bosco, poiché grufolando arieggia il terreno; inoltre elimina gli insetti fitofagi, a tutto vantaggio della vegetazione.
Più problamatico è invece il suo aproccio con le specie che nidificano al suolo, come ad esempio i galliformi alpini.
Ci spiega anche che la legge 70/1996 dice che è cacciabile dal 1/10 al 31/12 nelle Alpi e dal 1/11 al 31/1 in pianura, con possibilità di deroga motivata da esigenze di carattere ambientale.
Allo stato attuale esistono gli allevamenti di cinghiale con finalità alimentari, con la possibilità non remota che alcuni esemplari possano scappare o essere volontariamente e illegalmente immessi in natura. Infatti è certo che le immissioni clandestine continuino ad avvenire, in periodi spesso non casuali, come in primavera, con le colture appena seminate e conseguenti lamentele e nascita di conflitti.
Putroppo ci fa notare anche il boicottaggio delle iniziative di controllo numerico: nel parco della collina torinese sono stati distrutti i gabbioni che servivano a prelevare i cinghiali. Una volta riusciti a ripristinarli, si è visto che i risultati erano positivi.
Le continue deroghe inoltre fanno che sì che i cacciatori prediligano specie al di fuori del cinghiale durante il periodo di di caccia previsto dalla legge, consapevoli del fatto che la stagione verrà prorogata.
Soluzioni miracolose ovviamente non esistono, ma qualche iniziativa è comunque adottabile: si potrebbe vietare di allevarli per qualunque finalità, controllare e bonificare le zone dove ci sono rifiuti abbandonati, effettuare controlli più doviziosi sui danni che sono riferiti e dove possibile, proteggere le colture. Utile sarebbe anche ridurre l'interesse venatorio, permettendo la caccia solo ed esclusivamente durante il periodo stabilito dalla legge.

Infine il microfono passa all' Avv. Andrea Fenoglio, che esprime fin da subito il suo disappunto per la delibera che è stata approvata, che è la somma di delibere che vanno avanti da molto tempo.
Essa prevede l'annientamento di alcune specie al fine di eradicarle, indipendentemente da quello che dice la legge italiana, che prevede di l'utilizzo innanzi tutto di metodi ecologici, e come ultima risorsa le altre metodologie. La legge prevede inoltre che l'abbattimento sia fatto solo dopo il parere positivo dell'INFS, mentre la delibera fa valere un parere dell'istituto (oggi ISPRA) che è stato dato precedentemente, dandolo per valido fino al 2013. In pratica sul territorio non si intende fare monitoraggio, ma si passa direttamene all'abbattimento.

domenica 13 luglio 2008

Le zone umide e il turismo

Una delegazione della sezione LIPU Biella - Vercelli ha partecipato all'incontro organizzato da Legambiente venerdì 11 luglio 2008 a Piverone. Il responsabile della sezione, Giuseppe Ranghino, ha inoltre contribuito attivamente alla serata esponendo un'interessante excursus sul lago di Viverone.
Ma andiamo con ordine.

Il sindaco di Viverone ha portato i saluti e i ringraziamenti dell'amministrazione, dopidichè ha preso la parola Vanda Bonardo, Pres. Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta, che ha anche fatto da moderatrice tra i vari interventi.
Al suono del motto "non si vive di solo mare", ha introdotto ai presenti l'iniziativa "Goletta dei laghi", che sulla scia della più conosciuta "Goletta verde", vuol responsabilizzare e informare i cittadini sulle tematiche legate alla balneabilità dei laghi, grazie ad un gruppo itinerante per tutta l'Italia .

Nel dettaglio del discorso, entra poi Katia Ledonne, Responsabile della campagna a livello nazionale. I progetto attualmente interviene attivamente in 7 regioni, laghi ed è alla sua terza edizione, con un trend di aumento degli specchi d'acqua campionati di anno in anno. Infatti il primo anno erano stati oggetto del piano 6 laghi, al secondo anno 20, e quest'anno 30. Si procede campionando dove l'acqua è profonda tra i 70 e 120 cm, prelevando a circa 30 cm sotto il pelo libero dell'acqua. I campioni vengono poi monitorati e analizzati secondo le metodiche indicate dalla normativa vigente. Si tratta di quindi un progetto con basi scientifiche, che però non vuole assolutamente sostituirsi al controllo effettuato da ARPA o ASL, ma affiancarsi ad esse, dando dei dati in più ed intervenendo poi direttamente sul territorio con degli stand, al fine di dare ai cittadini le informazioni necessarie per una corretta e sana fruizione del lago.



goletta dei laghi


La parola passa successivamente a Matteo Massara e Vietti Francesca, dell'ARPA.
Ci spiegano che l'ARPA gestisce la rete di monitoraggio regionale dei laghi naturali:
1-Avigliana Grande
2-Avigliana Piccolo
3-Candia
4- Orta
5-Maggiore
6-Sirio
7-Viverone
8-Mergozzo

Per quanto riguarda Viverone, il punto focale è stato invertire la tendenza al peggioramento dello stato delle acque. Si è proceduto calcolando il tempo di ricambio totale teorico delle acque, stimato di circa 35 anni. Tramite tale dato si è poi valutato il carico di fosforo ammissibile nel tempo. Grazie a questi dati, l'amministrazione e gli interessati del luogo sono intervenuti, portando così a migliorare le conndizioni del lago.
Nel 2004 infatti il lago non era balneabile, mentre ad oggi delle 8 stazioni dove vengono effettuate le analisi dellìARPA, 7 hanno dato esito positivo alla balneazione, con probabile possibilità che il prossimo anno tutte 8 siano affermative.

Il discorso si è poi allargato alla definizione di zone umide, per l'ARPA prevede l'adozione della Convenzione di Ramsar:

-Laghi, stagni, paludi

-Laghi alpini

-Torbiere

-Zone perifluviali

-Risorgive

-Fontanili

-Canali a lento corso


goletta dei laghi

L'interlocutore successivo è Giuseppe Ranghino: ci fa capire che l'area del Lago di Viverone è assolutamente eccezionale, poiché se così non fosse, non ci sarebbero così tanti vincoli che la interessano. E' infatti un SIC (sito di interesse comunitario), una ZPS (zona di protezione speciale), una IBA (important bird area). In esso svernano una trentina di uccelli acquatici, e tra esse ne troviamo alcune in declino a livello europeo (Spec 3) e presenti nell’allegato 1 della Direttiva “Uccelli”. Il lago, oltre che per l'avifauna, è importante anche per numerose specie di anfibi e invertebrati, E' anche incluso nella direttiva habitat, che ricordiamo ha come scopo contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali.

Il passo successivo, è stato l'elenco dei pericoli che il territorio del lago potrebbe correre nel caso prenda piede un turismo sciagurato: fuochi causati da mozziconi o grigliate improvvisate e rifiuti di vario genere. Esiste anche il reale timore che avvengano tagli di alberi in maniera non controllata, o la costruzione di opere che non seguano tutte le direttive che la normativa italiana ed europea impongono.


goletta dei laghi



Infine, vengono proiettati degli esempi di come si potrebbe fruire intelligentemente del lago, tutto l'anno e non solo nei mesi estivi, ad esempio con la costruzione di un edificio contenente laboratori didattici, osservatori, oppure con l'uso di webcam, che permettano agli utenti di osservare l'avifauna senza arrecarvi disturbo.

Dopo viene il turno di Francesca Galante, di Legambiente Piemonte Valle D'Aosta, che porta degli esempi di fruizione delle aree umide già attuate con successo in Italia. Ci fa notare come sia importante tenere conto sia degli aspetti naturalistici, che di quelli sociali, e di come ci siano numerose soluzioni per portare un turismo sostenibile: passeggiate, percorsi botanici, itinerari per mountain bike. Tra gli esempi, ricordiamo quello del Lago di Tovel, dove è stato applicato il concetto di mobilità sostenibile per raggiungere il lago stesso.

Segue poi la proiezione di un toccante video, realizzato da Cristina Fino, che propone il lago come al centro della vita, toccata in tutti i suoi aspetti: botanici, faunistici, ma anche nella pura e semplice contemplazione della sua bellezza. Sono immagini che chiunque dovrebbe vedere prima di accostarsi al lago, così da comprendere quanto delicati e talvolta impercettibili siano gli equilibri che lo legano, in modo da viverlo nel massimo del rispetto.

Il successivo intervento è tenuto dal Presidente della comunità collinare “Intorno al lago”. Fa presente come c'è un abbassamento del livello di istruzione, e che questa sarà una condizione sfavorevole per le nuove generazioni, che usciranno sconfitte dalle sfide che non riusciranno a vincere. Per questo è importante incentivare la cultura in ogni sua forma, ricordando che il lago di Viverone è il più vasto bacino lacustre presente entro il grande anfiteatro morenico di Ivrea, e che si è già iniziato a promuoverlo in un'ottica diversa, ad esempio con la realizzazione della gara di triathlonn che si è svolta a maggio.

Chiude la serata Maria Teresa Roli, della comunità collinare “Intorno al lago”. Propone di valorizzare al meglio l'area archeologica del Lago, attraverso uno studio di fattibilità che implichi sia la sostenibilità ambientale che economica. Sarebbero così state individuate 3 sedi dove convogliare il turismo e gli studenti, ad Azeglio, Piverone, Viverone. Si tratterebbe di 3 poli museali, da far riconoscere anche alla comunità europea per dar loro il massimo della credibilità e serietà fin da subito. Ci fa notare che sarebbe utile anche produrre una cartografia di cosa offrano i vari comuni, ponendo attenzione a tutti gli aspetti, geolicifi, ecologici, ecc.

Concludendo, posso dire che tutti gli interventi sono stati accumunati da alcuni aspetti, ovvero l'importanza di dare al cittadino tutte le informazioni di cui necessita, mettendogli a disposizione dei luoghi e delle brochure create ad hoc perchè possa essere un turista consapevole, permettendo così il rilancio del luogo anche al di fuori dei periodi classici di visita.

Un doveroso ringraziamento a Legambiente, che ha permesso il confronto e l'esposizione di tante idee, e per aver invitato la nostra sezione a prendere parte attivamente alla serata.