lunedì 26 gennaio 2009

Resoconto Convegno: "Nocivo sarai tu!", 17/01/09 a Vercelli

Sabato 17 gennaio si è svolto a Vercelli il convegno “Nocivo sarai tu!”, che aveva già visto una prima edizione nel 2001, sempre organizzata dalle associazioni di protezione animale e ambientale. Tale convegno è incentrato sull'approvazione di una delibera che per le associazioni ambientaliste è inappropriata: vediamone alcuni aspetti.

Apre gli interventi Rossana Vallino, che farà anche da moderatrice durante il pomeriggio, introducendo i vari interlocutori.
Il microfono viene poi passato a Gian Piero Godio, di Legambiente, che analizza la struttura e l’organizzazione del territorio vercellese. Ci indica un rapporto fra estensione della provincia di Vercelli e suoi abitanti, dal quale risultano esser presenti 12 mila metri quadri a testa. Per questo, gli animali selvatici hanno un impatto sulla singola persona non accentuato. Di questi 12 mila, in 2500 non si caccia, nei restanti 8500 la caccia è permessa. Inoltre, la provincia di Vercelli è molto sfruttata, soprattutto da un punto di vista agricolo, fintatto da avere residui fitosanitari nelle acque (campionamenti ISPRA) anche al di sopra dei limiti consentiti dalle leggi vigenti. Dal punto di vista della migrazione degli uccelli, la zona è un’importante crocevia per gli uccelli migratori, che spesso sostano nelle zone umide e risaie appena allagate.
Venendo al Piano faunistico venatorio (2009-2014), Godio ci ricorda come esso debba essere studiato e sottoposto a VAS, procedura che non è stata avviata, nonostante sia comunque stato approvato dal Consiglio provinciale di Vercelli il 30/06/08. Aggiunge anche che il testo di alcune schede delle specie sono contradditorie, e pertanto necessitano di esser modificate, facendo un’analisi incentrata sulla singola specie. Un esempio può essere quello della volpe, che è tipica di questi luoghi e quindi è normale che la popolazione sia folta, non necessariamente quindi la sua consistenza dev' essere vista come un sovrannumero.
Come faranno notare anche i relatori successivi, prima l’abbattimento affidato ai cacciatori era un’eccezione, mentre con tale protocollo, pare diventi una regola.
Va infatti ricordato che la legge italiana prevede il controllo numerico delle specie prima di tutto con l’utilizzo di metodi ecologici, in contraddizione con quanto previsto dalla delibera in oggetto.
Per quanto riguarda i danni economici che la regione ha dovuto rifondere, solo il 3% dei fondi a disposizione hanno toccato il vercellese, segno che non è una provincia dove gli animali provocano grossi danni. Simile discorso viene fatto per il numero degli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica, dove la nostra provincia è fanalino di coda nella lista delle provincie piemontesi.
Godio ci lascia con un interrogativo molto significativo: “Ma allora, perché?”

Successivamente prende la parola Roberto Piana, della Lega per l’Abolizione della Caccia, che ci ricorda come di frequente, chi fa gli studi, deve seguire quello che è l’orientamento economico-politico, poiché se non è allineato, rischia di non carriera. Ad esempio, cita come nel 1931 gli animali definiti nocivi potessero esser abbattuti in qualunque modo e luogo. Successivamente il termine nocivo viene rivisto, e poi ancora, nel 1992 abbiamo la legge 157, tutto’ora vigente, che implica prima di tutto l’utilizzo di metodi ecologici per diminuire il numero delle specie che interferiscono con le attività umane. In poche parole la legge c’è, ma spesso non viene applicata e non ci sono controlli sufficienti che inducano a farlo. Tornando a quanto dicono gli studiosi nel settore, Piana porta l’esempio dello scoiattolo rosso: i ricercatori di allora sentenziarono che era una specie nociva, pertanto si poteva abbattere senza vincoli. Oggi la situazione è ribaltata, e la specie è da proteggere.
Ci parla poi del cinghiale, che è stato diffuso anche in località dove non era presente, sempre con il benestare delle autorità e studi annessi.
Analizzando poi la situazione riguardante la nutria, ci spiega come in altri paesi si è alla fine estinta naturalmente. Tra queste nazioni c'è anche l'Irlanda, mentre in Gran Bretagna si è preferito scegliere le “maniere forti”, eradicando sì la specie, ma con uno spreco oltre tutto di risorse.
Il 3 aprile 2006 si è svolto il convegno “Fauna selvatica e attività antropiche: una convivenza possibile”, dal quale è emerso che è indispensabile formare del personale che possa affrontare queste nuove situazioni che si vanno a creare.

Il succesivo relatore è stato Marco Dinetti, della LIPU. Inizia facendo un excursus sull'area urbana, un'ecosistema mosaicizzato ed eterogeneo, con la presenza di specie esotiche ed ovviamente, edifici e persone. Ci spiega che non tutte le specie sono in grado di adattarsi alla vita urbana, mentre altre si spostano attivamente verso le città, si inurbano. Alcuni vantaggi che ne risultano sono lo sfuggire ai predatori, oppure d'inverno, il resistere alle basse temperature.
Tra le specie che si sono adattate alla “vita urbana”, le più conosciute sono il gabbiano reale, il merlo, la gazza, la cornacchia, la tortora dal collare.
Può anche succedere che sia l'area antropizzata che si espande, e quindi gli ambienti vengono inglobati nelle periferie, con situazioni relittuali, finchè sarà possibile.Tra questi animali, ci sono il saltimpalo, il beccamoschino, l'occhiocotto, il picchio muratore.
Dinetti si sofferma poi sulle specie ornitiche problematiche (urban bird pest), dicendoci che sono quegli uccelli che negli ultimi anni sono aumentati di densità, poiché si sono adattati alla città. In particolare si tratta del colombo di città, dello storno, del gabbiano reale.
Tali specie sono così definite poiché interferiscono in qualche modo con l'attività antropica, ad esempio con il trasporto aereo, con l'igiene pubblica, causando danni all'agricoltura o ai monumenti.
Si evince pertanto che occorre una strategia di gestione integrata, dove interagiscono e collaborano più attori: le pubbliche amministrazioni, i cittadini, gli ambientalisti,i tecnici, ecc..
Solo in tal modo si potrebbe trarre un miglioramento del rapporto uomo – animale.
Quali posson essere le cause che portano alla sovrappopolazione?L'unico modo per saperlo è studiandole caratteristiche della singola specie, analizzando la dinamica della popolazione e la capacità portante dell'ambiente.
Tra i sistemi utilizzati nelle città, per disperdere ad esempio i colombi, vi sono i dissuasori meccanici di appoggio, oppure i dissuasori eletttrostatici
Lo studio delle specie e delle interazioni con l'uomo dev'essere però costante e approfondito perchè si possano raggiungere risultati concreti, al contrario di quello che solitamente si tende a fare quando si affrontano problematiche dl genere, alla ricerca di sistemi speditivi e spesso solo nell'immediato, efficaci.

Il successivo intervento è stato curato da Giuseppe Ranghino, responsabile della sezione LIPU Biella-Vercelli: di poche parole, ha lasciato che le foto parlassero per lui, proiettando delle splendide immagini di volpi scattate in Valnontey, seguendo la crescita di due cuccioli fino allo stato adulto. La delibera approvata dalla provincia prevede di contenere la popolazione mandando i cani direttamente alle tane. Atro che foto di cuccioli di volpe...

Il successivo intervento è di Enrico Moriconi, veterinario e presidente AVDA, un'associazione che ha come scopo far crescere la conoscenza e sensibilizzando i veterinari nel loro rapporto con gli animali, cercando il giusto approccio nelle diverse occasioni che si presenteranno nella loro professione. Ci spiega che un amministratore tende ad attuare soluzioni che abbiano esito immediato, “a vista” per i cittadini.
Analizza poi una delle specie più discusse, il colombo, che anche se si pensa possa essere una specie cittadina, in realtà è considerata selvatica, e per questo spetta alla provincia occuparsene.
A livello sanitario, si riscontrano problemi legati alle zoonosi, cioè alle malattie che dagli animali possono esser trasmessi alle persone. Considerando però le milioni di malattie che l'uomo può prendere, le zoonosi sono solo una decina, e quindi non si capisce perchè incaponirsi tanto.
Probabilmente questo accade perchè sotto c'è l'idea che la soluzione sia eradicare gli animali che le portano nel nostro ambiente, così da eradicare anche le zoonosi.
Prendendo come esempio la malattia più conosciuta e chiamata in causa, la salmonella, bisogna prima di tutto sapere le caratteristiche della malattia stessa, che è ovunque diffusa. Noi possiamo prenderla tramite il cibo o da altre persone, e quindi l'incidenza dei colombi sui vari casi sarà certamente bassissima se non nulla. Eppure, nonostante ciò, il colombo è stato demonizzato.

Successivamente ha preso la parola Piero Belletti, di Pro Natura Piemonte.
Ci parla del cinghiale, un'altra specie problematica la cui presenza fa sempre discutere. Esso spesso è un ibrido tra il cinghiale nostrano e una sottospecie dell'est; uno dei pochi predatori in grado di nutrirsene è il lupo. Molte volte viene ricordato per i danni che causa, senza pensare che però la sua presenza è favorevole al bosco, poiché grufolando arieggia il terreno; inoltre elimina gli insetti fitofagi, a tutto vantaggio della vegetazione.
Più problamatico è invece il suo aproccio con le specie che nidificano al suolo, come ad esempio i galliformi alpini.
Ci spiega anche che la legge 70/1996 dice che è cacciabile dal 1/10 al 31/12 nelle Alpi e dal 1/11 al 31/1 in pianura, con possibilità di deroga motivata da esigenze di carattere ambientale.
Allo stato attuale esistono gli allevamenti di cinghiale con finalità alimentari, con la possibilità non remota che alcuni esemplari possano scappare o essere volontariamente e illegalmente immessi in natura. Infatti è certo che le immissioni clandestine continuino ad avvenire, in periodi spesso non casuali, come in primavera, con le colture appena seminate e conseguenti lamentele e nascita di conflitti.
Putroppo ci fa notare anche il boicottaggio delle iniziative di controllo numerico: nel parco della collina torinese sono stati distrutti i gabbioni che servivano a prelevare i cinghiali. Una volta riusciti a ripristinarli, si è visto che i risultati erano positivi.
Le continue deroghe inoltre fanno che sì che i cacciatori prediligano specie al di fuori del cinghiale durante il periodo di di caccia previsto dalla legge, consapevoli del fatto che la stagione verrà prorogata.
Soluzioni miracolose ovviamente non esistono, ma qualche iniziativa è comunque adottabile: si potrebbe vietare di allevarli per qualunque finalità, controllare e bonificare le zone dove ci sono rifiuti abbandonati, effettuare controlli più doviziosi sui danni che sono riferiti e dove possibile, proteggere le colture. Utile sarebbe anche ridurre l'interesse venatorio, permettendo la caccia solo ed esclusivamente durante il periodo stabilito dalla legge.

Infine il microfono passa all' Avv. Andrea Fenoglio, che esprime fin da subito il suo disappunto per la delibera che è stata approvata, che è la somma di delibere che vanno avanti da molto tempo.
Essa prevede l'annientamento di alcune specie al fine di eradicarle, indipendentemente da quello che dice la legge italiana, che prevede di l'utilizzo innanzi tutto di metodi ecologici, e come ultima risorsa le altre metodologie. La legge prevede inoltre che l'abbattimento sia fatto solo dopo il parere positivo dell'INFS, mentre la delibera fa valere un parere dell'istituto (oggi ISPRA) che è stato dato precedentemente, dandolo per valido fino al 2013. In pratica sul territorio non si intende fare monitoraggio, ma si passa direttamene all'abbattimento.

martedì 6 gennaio 2009

Convegno: "Nocivo sarai tu!", 17/01/09 a Vercelli

Sabato 17 Gennaio 2009 si terra a Vercelli il convegno "Nocivo sarai tu!", alla Sala S.O.M.S di via Borgogna 34, dalle ore 15.00 alle 18.30.

Il convegno nasce dal bisogno di dire NO allo sterminio di animali, previsto dal Protocollo tra Provincia e INFS.

Lunedì 30 giugno 2008 la Provincia di Vercelli ha deliberato l’approvazione di un Protocollo Tecnico con l’Istituto Nazionale Fauna Selvatica, valido fino al 2014, che prevede l’uccisione di volpi, nutrie, gazze, cinghiali, colombi, cormorani, cornacchie e minilepri.
A nostro parere, la gravità di questo atto riguarda sia la sua forma, sia il suo contenuto.
Sulla legittimità di molti dei suoi punti lasciamo la parola al Tribunale Amministrativo a cui abbiamo presentato ricorso.
Ecco invece alcune considerazioni da cui deriva la nostra contrarietà.

Riteniamo che un po’ di spazio vitale in questo mondo debbano averlo anche gli animali!
Secondo noi, le attività umane (tutte) sono sempre più invasive e lasciano ben poco spazio e risorse agli animali selvatici.
Guardiamoci attorno: la maggior parte del territorio o è costruito o è coltivato.
Ogni tanto però, per vari motivi e nonostante tutto, qualche specie ce la fa, e cresce.
A questo punto, quasi sempre, essa diventa una specie da combattere e, possibilmente, da eradicare.
Questi animali diventano troppi in relazione alle attività umane che invece non debbono avere alcun limite.
Poi ci sono le specie che non dovrebbero essere qui, ma che invece ci sono, e questo solamente per colpa dell’uomo che le ha portate (come ad esempio le nutrie una volta allevate per ricavarne la pelliccia di “castorino” o le minilepri immesse dai cacciatori), altre si moltiplicano perché non hanno predatori e i predatori non ci sono più sempre e solo a causa del tipo di sviluppo umano.
In questa situazione alcune attività umane possono subire dei danni perché gli animali si spostano, cercano cibo e spazio, in altra parole vivono.
Nella situazione attuale pensiamo che si possano semplicemente adottare alcuni accorgimenti per far sì che non ci siano troppi danni: non accettiamo che si ricorra sempre e solo ai metodi cruenti!
Anche la normativa prevede in questi casi l’applicazione di metodi ecologici e il ricorso alle uccisioni solo quando questi siano risultati inefficaci. Ma qualcuno ha mai provato seriamente a mettere in pratica questi metodi ecologici?
Oltretutto il Protocollo in questione non prevede come motivazione degli interventi solo i danni ad attività economiche (la difesa cioè di chi vede danneggiato il proprio lavoro e quindi il suo sostentamento), ma addirittura la difesa alle attività del tempo libero!
Infatti, i cormorani a chi danno fastidio? Ai pescatori. E le volpi, le cornacchie e le gazze? Ai cacciatori che non vogliono la loro concorrenza!
Alcuni degli interventi sono infatti espressamente previsti nelle zone di ripopolamento e cattura, le zone cioè dove devono crescere lepri, fagiani ecc. che poi vengono catturati per essere liberati nelle zone di caccia.
Alcuni dei metodi previsti inoltre sono particolarmente odiosi e crudeli.
Basti pensare che per le volpi si prevede la loro uccisione nel periodo riproduttivo e nella tana.
La Provincia cioè ha pianificato a tavolino che i cuccioli di volpe possano essere sbranati dai cani nella loro tana!

E infine: ma a chi toccherà eseguire questi interventi e quando? Praticamente gli interventi si eseguiranno tutto l’anno, si potrà intervenire dall’alba al tramonto e per alcune specie (nutrie, cinghiali, volpi) anche di notte.
Oltre al personale della Provincia potranno concorrervi un po’ tutti: la collaborazione di proprietari o conduttori dei fondi dell’area interessata agli abbattimenti è sempre prevista, i proprietari di terreni in cui si lamentano danni potranno sparare a nutrie e colombi, e, in prima fila ci saranno i cacciatori chiamati a “salvarci” da tanta calamità!

Interverranno:
G. Godio, Legambiente
R. Piana, Lega per l'Abolizione della Caccia
E. Moriconi, medico veterinario, Presidente AVDA
A. Fenoglio, avvocato
P. Belletti, Pro Natura Piemonte
M. Dinetti, LIPU


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